Società e Cultura

LOCANDINA ULTIMA ABBRACCIAMOCI-1

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Dal 28 al 30 marzo a Milano numerose realtà della provincia saranno presenti nella sezione “Mangia come parli” che torna anche quest’anno con tante novità in tema di alimentazione sostenibile, agricoltura biologica, filiera corta e a km 0

 

MILANO – Dopo il successo dell’edizione 2013, chiusa con 72mila presenze, dal 28 al 30 marzo 2014, torna Fa’ la cosa giusta!, la fiera nazionale del consumo critico e degli stili di vita sostenibili organizzata da Terre di mezzo Eventi e Insieme nelle Terre di mezzo onlus, che si terrà a Milano nella location Fieramilanocity. Numerose realtà della provincia di Alessandria saranno presenti nella sezione Mangia come parli, che torna anche quest’anno con tante novità in tema di alimentazione sostenibile, agricoltura biologica, filiera corta e a km 0. L’azienda agricola e vitivinicola Roccabianca di Acqui Terme porterà in fiera i suoi pregiati vini prodotti con uve biologiche, mentre gli amanti della buona birra potranno gustarne un boccale proveniente dalle colline tortonesi, dove il Birrificio Artigianale Gedeone di Costa Vescovato produce birre artigianali, non filtrate e non pastorizzate, ottenute solo con materie prime biologiche. E ancora, si potranno gustare i salumi e formaggi biologici tipici monferrini prodotti ad Occimiano dall’Azienda Agricola Daffara Pierangelo; gli ortaggi e le produzioni frutticole tipiche della Val Cerrina dell’Azienda Agricola Molino del Conte di Villamiroglio; i prodotti alla lavanda da coltivazione biologica della Cascina Blengio di Ponti.Fa’ la cosa giusta! è il luogo in cui i cittadini trovano progetti innovativi e creativi e le aziende all’avanguardia in tema di sostenibilità ambientale e sociale presentano al pubblico i loro prodotti e servizi, l’evento in cui le associazioni e i gruppi informali di consumatori si scambiano buone pratiche per la costruzione di un’economia solidale, mentre le istituzioni e gli enti locali si confrontano sulle best practice per un cambiamento virtuoso del nostro stile di vita,o spazio in cui le scuole imparano, sperimentano e si mettono alla prova su economia, mercato, sogni e giustizia.Un’intera area “Green Makers” sarà dedicata all’innovazione dal basso e agli “artigiani digitali”: un luogo d’incontro per designer, inventori e auto produttori, in cui professionisti e semplici appassionati potranno scambiarsi idee, condividere progetti e testare nuove possibili applicazioni. Saranno inoltre presenti realtà ad alto contenuto tecnologico che utilizzano software open source per progetti di autoproduzione e a basso impatto ambientale. Mentre gli amanti della tradizione culinaria popolare potranno assaporarla nuovamente all’interno della “Locanda di Fa’ la cosa giusta!”, attraverso mostre, lezioni di cucina, degustazioni, laboratori e incontri, partendo da quegli ingredienti semplici ed economici che erano quotidianamente presenti, in mille forme, sulle tavole dei nostri nonni.

Inoltre ci sarà l’occasione per imparare a fare da sé: grandi e piccini potranno mettersi alla prova con laboratori di cucina, di autoproduzione di cosmetici e all’interno di workshop in cui imparare a realizzare vestiti e accessori con materiali di recupero.

L’edizione 2014 si articolerà in dodici sezioni tematiche, che spazieranno dal turismo consapevole alla moda etica, passando per la mobilità elettrica, il mondo dell’infanzia, il commercio equo e la cosmesi naturale. Fra queste, anche la nuova sezione Sprigioniamoci! – Economia carceraria, dedicata alle cooperative e associazioni di promozione culturale che operano nel mondo carcere.

Fa’ la cosa giusta! 2014

Venerdì 28 marzo: 9 – 21
Sabato 29 marzo: 9 – 22
Domenica 30 marzo: 10 – 20
fieramilanocity, viale Scarampo, gate 8, Milano (M1 Lotto Fiera)
Per i minori di 14 anni l’ingresso è gratuito.
Ingresso con catalogo, acquistabile all’entrata al prezzo di 7 euro.
L’acquisto di una copia del libro “Il Re della schiscetta”, di Lorenzo Buonomini e Jacopo Manni (in
vendita all’entrata a 10 euro) permette l’ingresso in fiera per 2 giorni.

Fonte: http://www.alessandrianews.it
Martedì 25 marzo alla Camera di Commercio il convegno organizzato da Coldiretti in collaborazione con la Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria propone nuovi percorsi di crescita e di sviluppo 

PROVINCIA – “Le aziende agricole diventino erogatrici di servizi sociosanitari”: è l’obiettivo che sta perseguendo Coldiretti, impegnata nel divulgare un nuovo modo di intendere il welfare. Se ne parlerà martedì 25 marzo, nella sede della Camera di Commercio di Alessandria in via Vochieri 58 a partire dalle 9.30 durante il convegno Agricoltura Sociale – per guardare al di là dell’apparenza. All’incontro, organizzato da Coldiretti in collaborazione con Ue.Coop e la Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria, prenderanno parte rappresentanti delle istituzioni e del mondo socio-assistenziale ma, soprattutto, la parola verrà data a coloro che stanno portando avanti sul territorio provinciale e piemontese importanti e significative esperienze in questo ambito.In questi ultimi anni, infatti, si sta parlando in modo sempre più approfondito di Agricoltura Sociale, una pratica solo parzialmente nuova, o meglio “una retro-innovazione, che associa tradizioni e stili propri delle comunità rurali tradizionali ai bisogni della società contemporanea”. La rinnovata attenzione nei confronti dell’agricoltura sociale sta determinando, in molte aree anche della provincia alessandrina, nuove utilità per l’agricoltura e per il territorio, assicurando una leva utile per promuovere la diversificazione delle attività economiche nelle zone rurali.

L’offerta di servizi concreti da parte di aziende che praticano agricoltura sociale riguarda una vasta gamma di utenti (minori, anziani, persone con disabilità e a bassa contrattualità) per servizi di diversa natura (per progetti di inclusione lavorativa di fasce deboli, di recupero terapeutico e di erogazione di servizi di vicinanza alla collettività) capaci di rispondere a bisogni di persone di diverse fasce di età e/o con specifici bisogni. L’impiego delle risorse della natura, gli spazi rurali e il contatto con i cicli biologici, ma anche la partecipazione paritaria alla gestione di cicli produttivi concreti, sono elementi che includono le attività di agricoltura sociale. Percorsi che abbandonano una logica di pura assistenza a vantaggio dell’organizzazione di percorsi di giustizia sociale, dove gli utenti prendono parte attiva in reti inclusive informali.

Per questo motivo, le pratiche di agricoltura sociale non possono essere lette in una chiave strettamente medica, anche dove si attuano pratiche co-terapeutiche, al contrario sono inseribili nella prospettiva definita dall’Organizzazione Mondiale della Sanità secondo cui “l’ambiente concorre, insieme ai fattori strutturali e funzionali, alla salute di un individuo”. La forma di aggregazione più comune che permette l’applicazione di queste politiche, è la cosiddetta “azienda agri-sociale” conosciuta anche come ”fattoria sociale“. Si tratta di una fattoria tradizionale, o di un allevamento di animali di vario genere, economicamente e finanziariamente sostenibile, e gestita da una o più persone associate: un tipo di associazionismo sociale può essere definito anche “multifunzionale“, poiché realizza percorsi terapeutici, riabilitativi e di reintegrazione dei soggetti interessati.

Ma l’agricoltura sociale è un anche uno strumento di riappropriazione dell’individuo del proprio ruolo in società da un punto di vista professionale, visto che una delle finalità è favorire il reinserimento nel mondo del lavoro attraverso l’acquisizione delle tecniche e le pratiche agricole. “Coldiretti Alessandria è impegnata a promuovere iniziative di sensibilizzazione, formazione, animazione territoriale e promozione di nuove imprese agro-sociali – affermano il presidente e il direttore Roberto Paravidino e Simone Moroni – poiché rappresentano per le imprese agricole nuove possibilità di diversificazione e integrazione dell’attività agricola nella logica della multifunzionalità, consentendo di ampliare la visibilità dell’azienda aprendo nuovi canali di dialogo con i consumatori”.

Nuove occasioni di crescita per le imprese multifunzionali, e per l’intero sistema Paese-Italia, una nuova frontiera anche nel grande Progetto sociale ed economico di Coldiretti per una Filiera Agricola Tutta Italiana che, in rete con Fondazione Campagna Amica, diventano leva strategica a supporto della comunità e dei cittadini. “L’agricoltura sociale – concludono Paravidino e Moroni – può, quindi, aumentare la competitività economica delle aziende, la gratificazione personale e la motivazione degli agricoltori rispetto al lavoro attraverso la realizzazione di azioni socialmente responsabili”.

Non a caso, infatti, l’Unione Europea definisce l’agricoltura sociale come “il nesso fondamentale tra agricoltura sostenibile, sicurezza alimentare, equilibrio territoriale, conservazione del paesaggio e dell’ambiente, nonché garanzia dell’approvvigionamento alimentare” e ne ribadisce lo status di soggetto privilegiato per le politiche di welfare dei suoi stati aderenti.

Fonte: http://www.alessandrianews.it

Associazioni, di volontariato e non, e istituzioni insieme per dare supporto a persone e/o famiglie che vivono momentanee condizioni di disagio, prestando servizi di consulenza psicologica, giuridica e mediazione familiare

 

ACQUI TERME – A fine Gennaio all’interno del Centro di Ascolto di Acqui Terme sarà avviato un progetto sperimentale, denominato “Sportello Famiglia”. Il carattere innovativo di tale progetto è da individuarsi nella realizzazione e promozione di un lavoro di rete tra Associazioni di Volontariato (Centro di Ascolto Acqui Terme onlus, Avulss onlus, Auser) Associazioni non di Volontariato (Punti di Vista) e Istituzioni (Comune di Acqui Terme) presenti nella comunità locale, con la finalità di rispondere alle nuove richieste della comunità legate all’attuale situazione di crisi socio-economica. Proprio per questo motivo il Comune di Acqui Terme ha sostenuto la nascita di questa importante iniziativa, ritenendo di fondamentale importanza l’obiettivo che lo lo “Sportello Famiglia” si prefigge, ovvero quello di dare supporto a persone e/o famiglie che vivono momentanee condizioni di disagio, prestando servizi di consulenza psicologica, giuridica e mediazione familiare.Il servizio verrà attuato dai soci e consulenti dell’Associazione Punti di Vista – approccio integrato psicologico-legale, attraverso un finanziamento del Centro Servizi Volontariato di Alessandria.Per informazioni su orari, e ricevimento, per fissare appuntamenti, occorre telefonare allo 0144 311001 nei giorni di Lunedì, Mercoledì e Venerdì dalle ore 15.00 alle 17.00 o direttamente presso la sede del Centro di Ascolto in Via Cassino 27 negli stessi orari.

30/01/2014

 

La storia sbalorditiva di Tomas Vejmola

A soli undici anni ha cominciato a vendere su internet rotelle di mele secche per potersi comprare un nuovo Pc. Ora gli affari, cominciati quasi per gioco, vano a gonfie vele; lui guadagna bene, si gode su Facebook migliaia di sostenitori e il Pc ora glielo ha regalato il maggiore rivenditore di informatica su internet. «Forse diventerò un imprenditore, avrò dipendenti e non dovrò occuparmi di tutto da solo», ha confessato sul social network Tomas Vejmola, di Mnisek pod Brdy, nei pressi di Praga. Sognava solo un computer sofisticato, troppo costoso secondo il parere dei genitori. E così ha deciso di guadagnarsi i soldi da solo, sfruttando le mele del suo giardino. In ottobre ha cominciato a produrre rotelle e di mele seccate e a venderle su internet a 40 corone (1,60 euro) a sacchetto.

PICCOLO IMPRENDITORE Poi ha fatto un calcolo e s’è accorto che per potersi permettere il pc dei sogni avrebbe dovuto produrre e vendere ben 544 sacchetti. «All’inizio usavo due essiccatrici, ma presto fui costretto a investire i soldi guadagnati per comprarmene altre due», ha confessato il piccolo imprenditore ai media. In due mesi il suo sito ‘tomaskovykrizalky.cz’ e stato visitato da migliaia di ammiratori. Oltre a tagliare le mele e a seccarle, Tomas prepara da solo anche i sacchetti e li spedisce per posta. I genitori gli comprano sacchetti e cartoni e stampano le etichette. «Tomas non trascura i suoi obblighi a scuola e questa esperienza non può che servirgli nella vita», è convinto il padre. Grazie alla sua perseveranza, Tomas è riuscito a mettere insieme la somma per il Pc. Ma alla fine glielo regala il più grande distributore di tecnica informatica ceco. «Tomas ha imparato che nulla e gratis e i soldi guadagnati li potrà investire in un altro modo», spiega il donatore. (Leggo.it)

Sardex, circuito di credito commerciale online nato in Sardegna, coinvolge sempre più imprese ed è pronto ad accogliere i cittadini in quella che può essere definita una guerra al “credit crunch”.

Oltre 600 dipendenti iscritti, 1500 imprese e più di 14 milioni di euro in transazioni, pari a un aumento del 321% rispetto all’anno precedente: questi sono i numeri di Sardex per il 2013.
Il circuito di credito commerciale online nato nel 2009 dal lavoro di quattro giovani laureati sardi – Pietro Sanna, Carlo Mancosu, Gabriele e Giuseppe Littera – continua a crescere e si prepara a conquistare in pochi anni tutta l’Italia.
Al momento il circuito è aperto solo alle imprese e ai dipendenti i quali possono ricevere parte del loro stipendio nella nuova unità di conto: un sardex vale un euro. E da quest’anno, probabilmente già dalla prossima primavera, saranno aperte le porte anche ai consumatori finali, coinvolgendo direttamente i cittadini in questo meccanismo di sostegno all’economia locale.

sardex

Che cosa è esattamente Sardex?

Ispirata alla Banca WIR, ente svizzero nato nel 1934, che oggi raccoglie circa 60.000 imprese, la piattaforma Sardex non è altro che una camera di compensazione di crediti e debiti a interessi zero e pertanto sempre alla ricerca di un equilibrio del sistema.

Cosa da chiarire subito come più volte sottolineato da Carlo Mancosu, uno dei fondatori e responsabile della comunicazione, non si tratta di baratto. Infatti, i rapporti tra le parti sono multilaterali e ogni transazione, comporta accordi differenti che possono coinvolgere anche pagamenti in euro. Non si può definire nemmeno come moneta virtuale ma come sistema parallelo e complementare che riattiva le sinapsi economiche tra le imprese. Grazie a Sardex le ore d’inattività o le rimanenze del magazzino possono trasformarsi in risorse utili all’azienda.

Come funziona?

Può essere spiegato in maniera semplice con un esempio: un’impresa è accolta ed entra a far parte della rete Sardex pagando una quota d’iscrizione annuale. Per far questo deve superare una selezione iniziale per valutare se ci sia reale necessità di quel prodotto o servizio nel sistema. Da quel momento l’impresa è libera di muoversi alla ricerca di qualsiasi risorsa gli altri iscritti possono offrire e valutare in quale modo ottenere i crediti necessari per ripagarla. Ipotizziamo che una ditta che vende climatizzatori non abbia liquidità per l’acquisto di nuovo arredamento per l’ufficio. Fuori dal sistema Sardex, senza euro non andrebbe da nessuna parte. Invece, grazie all’assistenza dei consulenti attivi per facilitare gli scambi, la ditta scopre che a un meccanico servono due nuovi climatizzatori, che questo può acquistare in sardex. La prima azienda sarà così in grado di acquistare il nuovo arredamento che gli serviva da una terza azienda presente nel circuito, il tutto senza aver dovuto usare denaro contante ma solo il proprio lavoro.

sardex website

E le tasse?

All’interno di Sardex le tasse si pagano e naturalmente in euro. Ogni transazione ha bisogno del numero di ricevuta, scontrino o fattura fiscale che certifichi la regolarità dell’acquisto o cessione di bene o servizio. Tutto è alla luce del sole, tutto è tracciato. Ecco perché il circuito non è da considerarsi come un concorrente né per la Banca d’Italia né gli istituti di credito, ma come una vera e propria opportunità, perché in un periodo di crisi nel quale circola poco denaro, Sardex aiuta a rimettere in moto l’economia locale.

Il futuro è alle porte

I limiti spaziali e temporali del circuito sono ben definiti: ogni credito va speso entro un anno e all’interno di quella che Mancosu indica come “una bioregione”.
Ecco perché Sardex è già stato esportato in Sicilia (Sicanex), Piemonte (Piemex), ma anche Molise, Marche ed Emilia-Romagna. E il contagio non accenna ad arrestarsi.
“Entro il 2015 vorremmo quindici startup per singola regione” – ha detto l’amministratore delegato Roberto Spano.
Insomma, tanti circuiti innovativi alla ricerca di imprenditori pronti a mettersi in rete per ridare vita al proprio territorio. Indubbiamente, una grande opportunità di rilancio per il sistema paese.

Fonte: http://www.forexinfo.it