IN UNA FORESTA NEI PRESSI DI MOSCA SI NOTA LA TESLA TOWER. Questa “macchina per i fulmini” di epoca sovietica ha una capacità pari probabilmente a tutta la produzione di energia elettrica della Russia. Curiosi si affollano per vedere questa meraviglia tecnica, che è stata ribattezzata la “High Voltage

Marx and Tesla Generators Research Facility.” la macchina è un ramo del Russian Electrical Engineering Institute, è si trova nella isolata cittadina di Istra, 40 km a ovest di Mosca . E ‘situato in una zona della foresta vicino al monastero di Nuova Gerusalemme ai margini della città. Il dispositivo di prova segreta ad alta tensione è stato costruito alla fine del 1970 per isolatori di prova, per proteggere i veicoli, aeromobili e apparecchiature elettroniche contro i fulmini. La struttura è assolutamente unica; nulla di simile esiste in tutto il mondo, principalmente a causa della sua capacità di carica eccezionale. Alla sua capacità operativa di picco il generatore( chiamato Marx) , quando un fulmine si scarica su una piattaforma isolata, ha il potere uguale a tutti gli impianti di generazione di energia in Russia, tra termoelettrico, idroelettrico, nucleare, solare e centrali eoliche combinati. Ma solo per circa 100 microsecondi.
TORRE TESLA-RUSSIAIL GENERATORE E’ STATO CHIAMATO MARX dopo che l’ingegnere elettrico tedesco Erwin Otto Marx, la descrisse nel 1924. In Russia è conosciuto come il generatore Arkadyev-Marx, come il fisico russo Vladimir Arkadyev e il suo collaboratore, rinomato scienziato Nikolay Baklin.La “macchina fulmine,” Istra senza precedenti nella sua capacità di scarico, composto da 3 Megawatt trasformatore capacità cascata; un Megawatt impulsi di tensione del generatore 9 (PVG), che misura 39,3 metri di altezza, in grado di creare 150 metri di illuminazione artificiale, che si ritiene essere il più grande al mondo; ed una unità di tensione costante 2,25 Megawatt. “Dio solo sa come questo ragazzo rimase vivo e non è stato colpito da una scarica”, ha detto Vladimir Sysoev, un operaio di ricerca leader presso la struttura. Il banco prova emette un lampo di capacità su una speciale piattaforma fortemente isolata, su cui è posto un dispositivo o un materiale in prova. La piattaforma è piena di sensori che mostrano come esattamente la scarica elettrica ha colpito l’oggetto testato.
RUSSIA-TESLA-QUANDO L’IMPIANTO E’ IN FUNZIONE , la carica statica nella “zona calda” è così grande che i capelli di chiunque si rizzano. Il fulmine è ancora oggetto di esplorazione profonda, e che diversi alberi bruciati intorno al banco di prova serve a ricordarci che il fulmine è molto difficile da controllare.Il centro di ricerca Istra ha condotto numerosi test sin dai tempi sovietici. Gli ultimi test erano volti alla protezione contro i fulmini per l’aereo Sukhoi, il Superjet russo.Poiché la struttura è molto costosa , è attivata solo per le occasioni speciali. A differenza del celebre High Frequency Auroral Research Program (HAARP), impianto attivo negli Stati Uniti, il generatore di Marx in Istra non è mai stato pensato per modulare il tempo, ma come HAARP è stato coinvolto nella progettazione di armi per il futuro. Accanto alla struttura di ricerca c’è un altro centro di test, chiamato “Allure.” E ‘un simulatore stazionario dell’impulso elettromagnetico (EMP) necessario per testare la robustezza dell’hardware dell’aviazione militare e civile con impulsi elettromagnetici di carattere naturale e artificiale. Un EMP creato da una esplosione nucleare è capace di creare danni alle apparecchiature elettroniche terminali , così la capacità di creare un EMP artificiale, soprattutto senza far esplodere un dispositivo nucleare, è utile in ambito militare. Ecco perché un’arma EMP è il sogno di un generale in qualsiasi paese. Il complesso Allure era destinato a diventare la parte di un edificio scientifico grandioso, con una cupola alta 118,4 metri e larga 236,5 metri, ma quando la costruzione era quasi pronta, la struttura implose, crollando la mattina presto del 25 GENNAIO 1985 . Anche se la cupola crollò a causa di errori nella sua costruzione, il crollo ha avuto conseguenze storiche impreviste. L’alto funzionario del Partito comunista sovietico di Mosca sovrintendere alla costruzione della cupola Istra è stato licenziato dal suo lavoro e inviato a un distaccamento remoto come punizione. Egli è stato sostituito con il collega comunista Boris Eltsin, che è stato invitato a lavorare a Mosca e divenne il primo presidente della Russia. VIDEO Redatto da Pjmanc:Fonte: http://ilfattaccio.org

Cyrill Guy Nègre, inventore di questo controverso e rivoluzionario brevetto, ci riprova con due progetti paralleli: in India con Tata Motors e in Italia con Air Mobility

«Non parliamo più di una bellissima idea virtuale. Alla fine dell’anno AirPod sarà ufficialmente un prodotto industrializzabile, prodotto a Bolotana, in Sardegna. I primi 5-6 mesi di futura produzione li abbiamo già impegnati con ordini nel portafoglio per circa 600 pezzi. Un turno di lavoro comprende per noi circa 1000 pezzi annui e quindi cercheremo di accelerare subito la produzione del secondo turno per soddisfare tutta la crescente richiesta del mercato». A parlare è Giovanni Monni, amministratore unico di Air Mobility, il consorzio isolano che ha ottenuto la licenza per produrre e vendere automobili ad aria compressa. L’incontro avviene nel suo studio di commercialista, a Cagliari, in una giornata calda di fine giugno e con un vento che spira con grande forza. I capelli bianchi, la mole di lavoro sulla scrivania e lo sguardo sicuro testimoniano un’esperienza di tanti anni, in un mondo che continua a cambiare ed evolvere.

Air-Powered-Car

Questo potrebbe essere l’epilogo di una storia iniziata nel 2001, con EOLO, la prima auto a possedere questo motore innovativo, progettato dall’ingegnere Cyrill Guy Nègre e brevettato dalla società francese MDI. Fu l’annuncio di una grande rivoluzione che finì, tristemente, in una bolla di sapone, tra accuse di complotti delle società petrolifere e problemi tecnologici di difficile risoluzione: il congelamento dei componenti a causa delle basse temperature e la quantità elevata di energia dispersa durante il ciclo dei pistoni, per fare qualche esempio. La produzione di EOLO, anche in Italia attraverso la Eolo Auto, fu promessa, ritardata e, infine, brutalmente cancellata.

«Abbiamo conosciuto l’ingegner Nègre attraverso un amico comune, un imprenditore bresciano che ha stretto rapporti con lui fin dal 2001. Insieme stavano mettendo a punto un veicolo più grosso, un bus cittadino. Un progetto accantonato per dare priorità all’AirPod un mezzo di trasferimento per uso personale. Il nostro amico comune è entrato nella nostra compagine per portare avanti questo prodotto e recuperare in un secondo tempo il progetto del bus».

Dopo la strana vicenda riguardante la EOLO questa storia ha collezionato diversi altri capitoli, simili fra loro, in cui gli annunci fatti da Nègre e dalla MDI non si tramutarono quasi mai in una vera realizzazione pratica. Alcune dimostrazioni, alcuni prototipi, alcune conferenze, tanta pubblicità, ma nessuna certezza. Non ci fu mai quella concretezza necessaria per poter scacciare i tanti dubbi su un progetto così controverso e discusso. Dubbi che il dottor Monni rigetta come ormai superati nonostante non sia ancora stato assemblato un vero esemplare di AirPod:

«Tutto questo tempo trascorso dai primi esperimenti è stato utilizzato per la ricerca e sviluppo della tecnologia e per risolvere i problemi iniziali. Attualmente noi abbiamo in corso di costruzione lo stabilimento nel centro della Sardegna mentre in Francia ci stanno preparando gli stampi, in modo da essere autonomi nella produzione della carrozzeria. Pensiamo di poter iniziare la produzione a fine anno. Tutto questo tempo tra settembre e dicembre lo utilizzeremo per fare le prime prove di stampa all’interno dello stabilimento che per allora sarà completato e attivo. In passato il problema più complesso è stato quello dell’eliminazione della formazione di ghiaccio nel travaso dell’aria dalla bombola al motore. Ma questa, e tutte le altre difficoltà, sono state risolte. Basti pensare alla Tata Motors che inizierà la produzione dei motori in serie per questa tecnologia, per l’India, a settembre. Loro contano di arrivare a produrre un milione di motori l’anno, chiaramente a regime. Questo ci conforta perché rappresenta l’esempio che questa tecnologia è davvero matura».

Il riferimento di Monni è alla Mini-Cat, evoluzione di EOLO, veicolo presentato al salone di Ginevra nel 2009 e che ebbe maggior fortuna rispetto al suo antesignano parente. La vendita della licenza alla Tata Motors, un’azienda indiana con una tradizione ingegneristica solida, rappresentò un primo passo per cercare di raggiungere traguardi meno fumosi e per dare maggiori certezze ai tentativi di Nègre. Oggi, dopo quasi cinque anni di duro lavoro, la Mini-Cat è in procinto di diventare un prodotto rifinito, pronto a invadere il mercato asiatico. Almeno secondo le parole dell’amministratore di Air Mobility.

Mini-cat in via di produzione in India

Ma se tutto ciò fosse vero, qual è l’innovazione più importante di questi modelli gemelli?

«L’innovazione più importante sta nel fatto che si sfrutta la tecnologia dell’aria compressa. Non è una tecnologia scoperta oggi perché risale agli inizi dell’Ottocento quando la si usava, anche qui in Sardegna, per i carrelli in miniera. Però per adattarla alla mobilità cittadina abbiamo dovuto aspettare l’invenzione dell’ingegner Nègre che, forte della sua esperienza in Formula Uno, ha cercato di travasare l’alta tecnologia di quei veicoli in un’automobile molto più piccola. Il desiderio  cioè di rendere questa tecnologia più popolare e contribuire all’abbattimento delle emissioni inquinanti in atmosfera da parte dei motori a combustione esterna. Questa tecnologia, usando solamente aria, non inquina e le sue emissioni sono pari a zero. Anche per produrre l’aria compressa, attraverso energia elettrica fornita da fonti rinnovabili, non si registrano inquinamenti di nessun genere. Si chiude cioè una sorta di filiera virtuosa. La forza vera, dunque, è quella di rendere la tecnologia dell’aria compressa usufruibile da tutte le tasche, da larghe masse con un grande e reale beneficio per l’ambiente».

Una rivoluzione dunque che potrebbe partire da Bolotana, un piccolo paese del centro Sardegna, situato in Provincia di Nuoro, che sfiora i 3.000 abitanti. Una zona particolarmente difficile in cui parrebbe complicato sviluppare un polo industriale forte e ben organizzato. Una scelta strana che Air Mobility giustifica con tre ordini di motivi assai diversi fra loro:

«In primo luogo perché volevamo fare un’azienda sarda che producesse innovazione in Sardegna e desse lustro alla nostra Regione. In secondo luogo perché Bolotana è in una posizione baricentrica e quindi ideale per muoversi in tutto il territorio con facilità. In terzo luogo, non ultimo per importanza, si tratta di una zona che poteva darci l’opportunità di attingere a qualche finanziamento pubblico, anche se non abbiamo ancora avuto aiuti da parte di nessuno. Ogni AirPod verrà realizzato attraverso le nostre uniche risorse personali. In più ci sembrava utile stanziarci nell’area industriale di Ottana, ultimamente molto depressa e dare così un segnale forte alle istituzioni. Il Comune di Bolotana ha espresso grande entusiasmo. La Provincia di Nuoro, dopo qualche ritardo amministrativo, ha capito la reale importanza del progetto».

Un’altra questione affrontata con Monni è quella relativa alla crescita del prodotto. AirPod, infatti, non è un progetto sviluppato in Open Source ma, al contrario, ha delle limitazioni rigide che non permettono il contributo di individui terzi.

«Noi siamo licenziatari e dobbiamo muoverci dentro i binari tracciati dalla licenza. Non possiamo delegare o collaborare con altri per sviluppare autonomamente il progetto. La casa francese ci ha però concesso di partecipare ad un partnerariato per eventuali sviluppi in altri settori, ad esempio la sperimentazione sul campo di un’altra tipologia di macchinario che si chiama Verdivap, per la sanificazione dei terreni agricoli e in particolare delle serre. La nostra è una licenza esclusiva per la Sardegna con la possibilità di vendere ovunque non ci siano altre licenze già concesse. In Italia, al momento, non ve ne sono altre. Noi abbiamo in mente di costruire un altro stabilimento per le macchine ad aria compressa con 4, 5 o 6 posti che sono previste nella gamma delle licenze fruibili da parte della IMD. Chiaramente, considerato il nostro mercato, sarebbe fortemente restrittivo per il nostro sviluppo realizzarle in Sardegna, così abbiamo chiesto e ottenuto dalla casa francese un’esclusiva per il territorio della Toscana. Sarà un progetto molto più grande ma che partirà due anni dopo la produzione dell’AirPod, essendo noi, come detto, imprenditori con risorse limitate. Lo finanzieremo con gli utili ottenuti da questo primo stabilimento di Bolotana».

Le strade delle città italiane sarebbero dunque pronte ad accogliere l’AirPod. Si tratta di un’auto di circa 280 kg in grado di trasportare due passeggeri e 500 litri di volume di carico. Numeri, per fare un paragone, molto superiori a quelli di una Smart che possiede un bagagliaio molto più piccolo. La velocità di punta è di 80 km/h che, per una macchina pensata per il traffico cittadino, è più che sufficiente. L’AirPod ha un’autonomia che varia dai 130 km ai 150 km, a seconda delle modalità d’uso e frequenza. Il rifornimento avviene in soli due minuti mediante trasferimento aria-aria in stazioni di servizio in cui le bombole sono state precedentemente caricate. Un tempo bassissimo se si pensa che le macchine elettriche ci mettono circa quattro ore per completare una ricarica. Questo tipo di automobile, inoltre, prevede la possibilità di avere una doppia alimentazione. Oltre al trasferimento appena descritto è possibile, infatti, utilizzare la corrente elettrica: tramite un cavo in dotazione alla macchina ci si può connettere ad una presa da 32 ampere e ottenere una potenza elettrica intorno ai 10 kw. Questo è possibile perché il motore brevettato da Nègre è in grado di trasformarsi in compressore invertendo il suo ciclo e rifornendo la bombola posta a bordo del veicolo. Sono previsti nove modelli per un costo di circa 7500 euro.

Cagliari: conferenza stampa  presentazione AirPod. fonte: sardanews.it

Sinnova 14, seconda edizione del Salone dell’Innovazione della Sardegna, che si è appena concluso, ha ospitato uno stand dedicato ad AirPod e Air Mobility. Un’occasione per presentare l’idea ad un pubblico di curiosi e professionisti e ottenere così un riscontro ampio e particolareggiato:

«Un’esperienza molto positiva. Abbiamo avuto molti visitatori che hanno apprezzato la tecnologia e la possibilità di acquistare un veicolo pulito. Abbiamo ricevuto attestati di stima, molti incoraggiamenti e molti contatti di tipo commerciale. Questo è il futuro dell’automobile, senza alcun dubbio».

Eppure qualche punto interrogativo, per colpa di un passato in chiaroscuro, rimane intatto. Per concludere questa storia serve qualcosa di realmente tangibile, un prodotto finito e funzionante che possa dare radici a parole che facilmente si disperdono nell’aria, compressa o no.

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Con l’arrivo dell’autunno e dell’inverno, le bollette per il riscaldamento iniziano a crescere. Come fare per risparmiare? L’idea che vi presentiamo è nata dal giornalista Dylan Winter, che ha messo a punto un sistema fai-da-te per riscaldare le stanze della casa ad un costo molto contenuto.

Il sistema è molto semplice. Si tratta di posizionare delle candeline accese su di un vassoio di metallo. Poi si copriranno le candeline con un primo vaso per fiori in terracotta, ed in seguito con un secondo vaso più grande. I costi per l’acquisto dei materiali necessari corrispondono a pochi euro e risultano davvero contenuti rispetto alle bollette più salate.

Le candele accese riscaldano l’aria all’interno dei vasi. Entrambi i vasi risultano forati sul fondo e sono posizionati sul vassoio capovolti. Dato che il calore tende a dirigersi verso l’alto, e grazie alla creazione di una corrente di convezione tra aria calda e aria fredda, l’aria calda fuoriuscirà dal foro centrale del vaso più grande e permetterà di riscaldare la stanza in cui avrete posizionato il sistema fai-da-te.

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L’ideatore del progetto spiega che per riscaldare una normale stanza bastano quattro candeline per volta. Ogni candelina accesa ha una durata di 4 ore. Quindi è sufficiente utilizzare quattro candeline al mattino e altre quattro di pomeriggio per riscaldare la casa nelle stanze in cui si trascorre la maggior parte del tempo. L’aria che fuoriesce dai vasi riuscirebbe a riscaldare l’intera stanza, con un costo di circa 10 centesimi al giorno (a seconda del prezzo delle candele).

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Fonte: http://www.greenme.it

 

“Salvarsi dall’infarto”, con la consulenza del dott. Francesco Fedele, ordinario di cardiologia all’Ospedale Umberto 1° di Roma e Presidente Fondazione Italiana Cuore e Circolazione

Colpisce circa 100 mila persone l’anno. Una ogni 6 minuti. Ma per fortuna di infarto non si muore se…

“Se lo conosci lo eviti”, è il detto popolare. Che, per l’infarto, può essere tradotto in “se lo conosci, ti salvi”. Dunque, la prima strategia è il riconoscimento dei sintomi. “Si tratta di un dolore toracico che non si modifica con la posizione del corpo, spesso associato a manifestazioni neurovegetative, come forte sudorazione e agitazione”, spiega Francesco Fedele, ordinario di cardiologia all’Ospedale Umberto 1 di Roma e Presidente Fondazione Italiana Cuore e Circolazione, “e con sfumature che variano nei due sessi per un diverso modo di percepire il dolore: più senso di affanno, costrizione, palpitazioni per le donne; più pesantezza di stomaco, oppressione retro-sternale e irradiazione al braccio per gli uomini”. Non sempre, però, un dolore toracico corrisponde a un infarto. Se si modifica con il movimento può essere qualcosa di reumatico, se si associa a bruciori può essere un dolore gastrico o esofageo (e può alleviarsi con una pasticca di antiacido), se si modifica con il respiro può nascondere un’infezione del pericardio o della pleura. E difficilmente si tratta di cuore se il soggetto è molto giovane (sotto i 35 anni per le donne e i 25 per gli uomini). “Ma attenzione” avverte Fedele: “le varianti sono molte, e il condizionale sempre obbligatorio. Proprio perché sfuggente, subdolo e variabile, quello toracico è il dolore più difficile da diagnosticare. La prima cosa da fare se arriva uno dei sintomi descritti è mai indugiare, né azzardare diagnosi “fai da te” basate su quel che si è letto o sentito dire. La regola è una sola: chiamare il 118. Oppure – solo se si è vicinissimi a ospedali attrezzati di unità di terapia intensiva coronarica e accompagnati da qualcuno – mettersi in macchina e andare di corsa al Pronto Soccorso”.

Il cardiologo dice: “Se, chiunque riceva questo messaggio, lo invia a 10 persone, si può scommettere che salveremo almeno una vita.”

 

“I tumori sono causati da un fungo”

Clamorosa affermazione del dott. Tullio Simoncini di Roma. Tutti i tipi di neoplasie sarebbero causati dalle diverse reazioni di difesa dei tessuti all’aggressione di un fungo opportunista la “candida”. Resistenze da parte della comunità scientifica alle sue teorie

La notizia è di quelle che potrebbero mandare in fibrillazione la comunità scientifica internazionale e milioni di ammalati in tutto il mondo. Si tratta quindi di valutarla con la massima cautela senza dare campo a possibili enfatizzazioni mediatiche che con la scienza poco hanno a che fare. La nostra intenzione non è quella di aprire un nuovo caso Di Bella, se non altro in riferimento a quanto di più ambiguo e nocivo per le sensibilità di chi più è vulnerabile si legò quella vicenda, che alcuni considerano peraltro ancora aperta, ma che nel suo svolgersi generò una negativa e deplorevole ricaduta di elementi di confusione su di un tema delicatissimo quale può essere la cura del male del secolo.

Ma c’è un medico italiano, il dott. Tullio Simoncini di Roma, il quale afferma di aver individuato l’origine effettiva delle patologie tumorali, nelle diverse forme in cui si presentano a seconda dei tessuti che attaccano. Tullio Simoncini è laureato in medicina e chirurgia, specializzato in diabetologia e malattie del ricambio, in corso di specializzazione in oncologia e ha una laurea anche in filosofia. E’ stato relatore al convegno “Firenze-Medicina 2000″ e al congresso internazionale di oncologia di Treviso. Questo studioso ha una sua idea sull’eziopatogenesi tumorale: le cause del male sarebbero da far risalire a un fungo opportunista, chiamato “candida”, dal quale i nostri tessuti di difenderebbero una volta attaccati incistantolo e facendo partire una riproduzione incontrollata di cellule, cioè il tumore. Il dott. Simoncini ritiene di aver elaborato delle adeguate strategie terapeutiche per far regredire le masse neoplastiche in maniera assai meno traumatica delle attuali e più moderne tecniche impiegate. A conferma di ciò, enumera già una serie di casi nei quali i tumori sarebbero regrediti dopo i suoi trattamenti e ha pubblicato gli esiti delle sue terapie su internet, corredando di documentazione radiografica l’evoluzione del male, dando svariate indicazioni scientifiche sulla propria teoria, con tanto di ampia documentazione bibliografica. Ci siamo fatti spiegare in termini divulgativi in cosa consista la spiegazione da lui elaborata.


Dott. Simoncini da quanto tempo lei cura i tumori?

Da più di 15 anni.

Secondo lei, che cos’è il cancro?

E’ un fungo, o meglio è la somma di un’infezione da funghi e della reazione dei tessuti nei loro confronti.

Lei parla dei comuni funghi, quelli che conosciamo tutti, più o meno innocui?

Certo, solo che non sono così innocui come si dipingono. Un conto sono le micosi superficiali, cioè degli epiteli, come vagina o oro-faringe; un altro sono le micosi che riescono a svilupparsi nei piani e negli organi interni: lì producono il cancro.

Si spieghi meglio.

I funghi sono entità unicellulari, che tendono però a formare grandi aggregati, capaci di rispondere a stimoli esterni, nutrizionali o tossici, in maniera univoca e solidale.

Lei vuol dire, allora, che il fungo possiede sia l’invasività e la diffusibilità delle entità unicellulari e nel contempo la potenza biologica di un organismo?

Esattamente questo: pensi all’effetto devastante di un bacarozzo che è in grado di penetrare dentro l’organismo umano, scomponendosi in singole cellule, e di ricomporsi e di annidarsi in qualche organo.

Ma non c’è il sistema immunitario che impedisce la penetrazione di cellule nell’organismo?

Certo, ed è a questo livello che si spiega il meccanismo d’invasione dei funghi. Normalmente vengono fagocitati dal sistema immunitario, quando si sgranano uno a uno, per diffondersi attraverso il sangue o la linfa. Uno o più stimoli nocivi cronici però (quelli comunemente invocati come cause del cancro), possono determinare un mal funzionamento parziale o totale, in modo da consentire la riaggregazione delle colonie fungine, presupposto essenziale per ulteriori invasioni.

Lei dice che è sempre un fungo, la candida, a determinare un cancro. Sembra impossibile, però, che essa causi tutti gli infiniti tipi istologici.

Niente affatto, è tutto molto logico. Pensi ad un corpo inerte, ad esempio una spina inoculata ora in questo ora in quell’organo, dove produce continue microlesioni. La reazione di difesa, cioè il tentativo di incistamento, non può non avvenire che con le cellule proprie del tessuto sollecitato o invaso: il cervello produrrà più glia ed avremo il glioblastoma; il fegato o l’osso, più epatociti o più osteociti, ed avremo l’epatocarcinoma o l’osteosarcoma, e così via.

Come spiega allora che un cancro è formato di cellule più o meno mature o differenziate?

Le falangi di fanteria di un esercito, cioè del sistema immunitario, che attaccano un carro armato, cioè la massa fungina, sono distrutte rapidamente; prima le truppe regolari, poi le riserve, infine quelle formate dagli elementi più giovani e immaturi. L’immaturità o l’anaplasia allora, sono il segno della potenza del nemico e dell’esaurimento delle difese dell’ospite.

Certo, descritto così, il cancro fa rabbrividire. Come mai i funghi sono oggi così sottovalutati?

La prima cosa soporifera che svia le menti è la definizione di fungo: patogeno opportunista e occasionale: Non c’è niente di più subdolo e falso. La seconda è l’eccessiva tendenza descrittivista della medicina, che si trova in difficoltà laddove bisogna interpretare i fenomeni biologici in senso vitale e finalistico. Riuscire ad eliminare una colonia fungina, ad esempio, è un po’ come una partita a scacchi tra entità biologiche, cioè vive, che tendono ad utilizzare le proprie forme di intelligenza, più o meno rudimentali, per sopravvivere.

Apparentemente quello che asserisce sembrerebbe logico e coerente; non le sembra, però, tutto un po’ semplicistico?

Non sono d’accordo; forse direi semplice o meglio semplificato; questo a mio avviso, però, è una garanzia di veridicità. Una volta, un collega universitario che cercavo di convincere della semplicità delle mie teorie, mi replicò: non ti nascondere, le teorie semplici le fanno le menti complesse.

Ma possibile, milioni di studiosi in tutto il mondo, i miliardi per le ricerche …

Una volta il Sole girava intorno alla Terra.

Lei vuol dire che le ipotesi, le idee portanti dell’attuale oncologia, la causalità genetica e la multifattorialità sono sbagliate?

Proprio così, sbagliate perché illogiche; dopo 50 anni di fallimenti andrebbero abbandonate. La multifattorialità difatti non è altro che un modo di ammettere di essere al buio; asserire che una cosa è causata da tutto è come riconoscere la propria ignoranza. La genetica invece è un complesso paravento esoterico, capace di spiegare potenzialmente tutto e niente.

Illustri meglio questo concetto.

Secondo le teorie ufficiali il cancro è dovuto ad un “impazzimento riproduttivo cellulare”, in grado di causare la formazione delle masse neoplastiche. Alla base di questo presunto “impazzimento”, viene riconosciuta un’alterazione dei geni (di qui la teoria genetica), favorenti o inibenti la crescita cellulare: E’ noto poi, come questi geni codifichino, cioè diano i segnali, per la produzione di proteine e fattori di crescita delle cellule; tra elementi strutturali e interazionali così, se ne conoscono 100, se ne stanno studiando 1000, se ne prevedono 1.000.000; contando poi le centinaia di cancerogeni chimici, gli imprevedibili e infiniti influssi ormonali e neuro-psichici … la frittata è completa: la causalità genetica, così infinita, è un bluff all’infinito, è oscurantismo.

Volendo cambiare registro interpretativo, qualcuno ha mai studiato o descritto le potenzialità cancerogene dei funghi?

Altroché! Si ammette comunemente che la candida causi il cancro; solo che la si considera cancerogena in quanto, e qui sta l’errore, produttrice di alterazioni genetiche.

Lei vuole dire che esiste una sorta di paraocchi rappresentato dalla genetica?

Certo! La candida causa il cancro, e questo è il dato di fatto; che poi determini alterazioni genetiche è solo un’interpretazione, ahimè sbagliata.

Effettivamente c’è da rimanere scioccati da quello che dice, sospesi tra…l’uovo di Colombo e l’illusione.

Oltretutto, se le immagini delle guarigioni che lei ha diffuso sono vere, certo viene da pensare che siamo tutti vittime di un inganno di dimensioni planetarie. Ma sono proprio vere?

Altro che vere! Non so se ha visto l’ultimo caso che ho messo in linea, un tumore al fegato di 12x 11,5 cm, che ho fatto regredire a livello di 3×1,5 cm, con sole quattro somministrazioni di bicarbonato di sodio.

Francamente questo è difficile da accettare; come fa a convincere il prossimo che una sostanza così comune e innocua, sia in grado di sconfiggere il male del secolo?

Vede, uno non si sveglia la mattina e si inventa di somministrare sali di bicarbonato per distruggere un cancro. C’è dietro tutta una serie di ragionamenti, esperimenti, tentativi e verifiche durati mesi e anni, che ha permesso di confezionare una teoria e una terapia oncologica specifica, anche se semplice.

Riguardo poi al trattamento dell’epatocarcinoma citato, credo che non ci sia niente di più sofisticato del metodo attuato per attaccarlo. Mi sembra sia passato un secolo da quando distrussi, più di 15 anni fa, il cancro dello stomaco di una mia zia, oggi ancora viva, nel giro di un mese, somministrando bicarbonato solo per via orale.

Perché, come cura oggi i tumori, pur utilizzando sempre il bicarbonato?

Sfruttando la capacità dell’arteriografia selettiva di raggiungere, per via vascolare, qualsiasi tipo di neoformazione.

In pratica, posizionando un catetere nell’arteria afferente al tessuto degenerato, somministro la cosa più velenosa per le colonie tumorali, cioè il bicarbonato di sodio, direttamente sulle masse, con effetti devastanti.

E’ così che ho trattato l’epatocarcinoma che ho drasticamente ridimensionato, utilizzando la via d’accesso delle arterie epatiche.

Ha trattato altri tipi di tumore con questa tecnica?

Circa una decina, in quanto è solo da alcuni mesi che la pratico. I risultati sono però altrettanto positivi.

E prima, come faceva? Aveva gli stessi risultati?

Assolutamente no; pur riuscendo a risolvere tanti tumori, alcuni non ero in grado di distruggerli. I grandi tumori del fegato o pancreas, cervello o vertebre, come alcuni altri, non avrei mai potuto trattarli adeguatamente senza l’arteriografia selettiva, che ritengo la metodica più importante per l’oncologia.

Pensa che in questo modo possa attaccare tutti i tipi di cancro?

Certo una buona parte, non tutti. Un tumore pleurico ad esempio si può trattare solo mediante il posizionamento di un drenaggio o di un catetere interno chiamato porth-a-cat; un tumore peritoneale invece va aggredito mediante somministrazione di bicarbonato direttamente nel cavo peritoneale con un ago appropriato. Per i tumori della pelle poi si devono usare diversi altri tipi di sostanze chimiche, impossibili da somministrare per via vasale.

Di volta in volta insomma, va studiato il modo migliore in funzione della localizzazione neoplastica.

Dopo il trattamento, dopo che ha ridotto o distrutto le masse, il tumore è sparito completamente, o c’è il rischio che ritorni, più o meno presto?

Se il cancro è completamente distrutto non torna più, anche perché, nel caso che le masse spariscano a qualsiasi indagine, io per precauzione faccio seguire dei cicli di somministrazione di bicarbonato endovena, che chiudono definitivamente il conto alle colonie non visualizzabili.

E questo va bene sia per i tumori primari che per le recidive e le metastasi.

Come mai non riesce a convincere gli altri medici, specialmente quelli che contano e che potrebbero aiutarla a realizzare la sua ideologia medica?

Con precisione non lo so. Io ho tentato più volte di proporre e illustrare le mie teorie e metodi a vari livelli istituzionali, dal Ministero della Sanità agli istituti oncologici italiani, fino all’americana National Cancer Institute. Purtroppo ho trovato persone ancora mentalmente impreparate a recepire discorsi innovativi rivoluzionari; e questo francamente non me lo spiego, dal momento che non mi sembra molto difficile rifiutare delle teorie ufficiali, quando non portano risultati.

D’altro canto però, posso affermare che un buon numero di pazienti che seguo, o sono medici o parenti di medici; questo la dice lunga sulla fiducia che gli addetti ai lavori hanno nell’oncologia ufficiale.

Sono talmente convinto poi della bontà della mia teoria e delle mie terapie, che ho fondato anche un associazione, chiamata ANFèT, che significa “Associazione nazionale Fungo è Tumore”.

Come ultima domanda: quali consigli darebbe a chi è ammalato di cancro?

Di usare la propria testa, cioè di non farsi condizionare da subdole quanto sterili parate, ammantate di bonaria autorevolezza. L’ignoranza sulla reale causa del cancro è ignoranza per tutti, per le correnti ufficiali e per quelle alternative. Non è accettabile subire terapie devastanti o inutili (chemio, radio, chirurgia), in nome di ipotesi aleatorie e mai dimostrate.

E lei, non è sullo stesso piano degli altri?

Assolutamente no; io do un nuovo soggetto, una chiave nuova e concreta per risolvere il cancro. Tutto il resto sono vuote parole; l’indimostrabile non può stare su un piano razionale. Ecco, l’oncologia odierna non è scienza, ma solo metafisica.


Per approfondire i temi dell’intervista visitare il sito www.anfet.it, dove è possibile trovare le teorie e i casi risolti, oppure www.forcesitaly.org

 

Perché il cancro è la Candida
(estratto dallo studio del dott. Tullio Simoncini)

1.Definizione di candida: “E’ un fungo saprofita occasionale, opportunista”.

Questa etichetta ufficiale, dalla forma accattivante e tranquillizzante, in realtà non dice e non spiega niente, anzi nasconde subdolamente la propria pericolosità. (…) il termine opportunista non è affatto un termine innocuo, anzi possiede una notevole carica di pericolosità, in quanto evidenzia un’adattabilità ed un polimorfismo di grado elevato, come viene spesso riportato, ad esempio da Wickes B.L. (Curr Top Med Mycol 1996 Dec;7(1):71-86), Suzuki T. (J Gen Microbiol 1989 Feb;135 ( Pt 2):425-34), Lott T.J. (Curr Genet 1993 May-Jun;23(5-6):463-7).

Da uno studio di Odds F.C. (J Clin Microbiol 1983 Oct;18(4):849-57) peraltro si evidenzia come da ceppi simili o identici si possano formare infinite varianti della Candida anche in funzione di aree geografiche diverse, a testimonianza di come possano adattarsi ad ogni tipo di variabile non solo biologica.

Basti pensare che il cosiddetto opportunismo della Candida in realtà nasconde una tale aggressività, da renderla capace di attaccare e colonizzare perfino i materiali sintetici utilizzati nelle protesi sostitutive di organi interni, come viene riferito da Ell S.R. (J Laryngol Otol 1996 Mar;110(3):240-2).

“La candida è opportunista” allora, se vuol significare che è capace di passare, metabolicamente e strutturalmente, da uno stato innocuo ad uno patogeno, chi potrebbe confutare un ulteriore passaggio, sotto determinate condizioni concausali, da uno stato patogeno ad uno invasivo, cioè tumorale, mediante stati successivi di opportunismo differenziato? E’ quello che io sostengo nella mia teoria.


2) La candida è sempre presente nel cancro.

Esiste un’infinità di lavori che attesta la costante presenza del micete nei tessuti dei malati di cancro, specialmente quelli terminali.

Dati riguardanti la coesistenza della candida e del cancro, riscontrati da alcuni autori:

Hopfer R.L. (J Clin Microbiol 1980 Sep;12(3):329-31): 79%

Kaben U. (Z Gesamte Inn Med 1977 Nov 15;32(22):618-22): 80%

Hughes W.T. (Pediatr Infect Dis 1982 Jan-Feb;1(1):11-8): 91%

Kiehn T.E. (Am J Clin Pathol 1980 Apr;73(4):518-21): 97,1%


Tutto questo poi considerando la difficoltà di visualizzare le candide nei materiali organici da esaminare, come riporta anche Escuro R.S ( Am J Med 1989 Dec;87(6):621-7), Karaev Z.O (Zh Mikrobiol Epidemiol Immunobiol 1992;(5-6):41-3) e Walsh T.J. (N Engl J Med 1991 Apr 11;324(15):1026-31).

In pratica si può tranquillamente affermare che essa è sempre presente nei tessuti dei malati di cancro.

Il fenomeno viene usualmente interpretato come una conseguenza dell’indebolimento e del defedamento dell’organismo dovuto alle lesioni neoplastiche. Io ritengo al contrario che l’aggressione della candida in senso cancerogenetico avviene, dopo le fasi patogene superficiali, cioè le candidosi epiteliali classiche, in diversi stadi:

a. Radicamento nel tessuto connettivale profondo (nei diversi organi).

b. Espansione con evocazione di una reazione organica che tenta l’incistamento delle colonie fungine, il cui esito è la formazione delle neoplasie.

c. Accrescimento sia nel tessuto limitrofo che a distanza (metastasi).

d. Progressivo defedamento dell’organismo con conseguente invasione organismica globale (E’ lo stadio che viene più comunemente visualizzato e che viene considerato “opportunistico”).

e. Exitus.


In sintesi la candida non è un post hoc ma un propter hoc.

Vari lavori confortano peraltro quanto affermato, quali:

Pedersen A. (Tandlaegebladet 1989 Sep;93(13):509-13), Krogh P. (Carcinogenesis 1987 Oct; 8(10):1543-8), Trotoux J. (Ann Otolaryngol Chir Cervicofac 1982;99(12):553-6) attestano il nesso causale tra la candida e la formazione del carcinoma epidermoidale della lingua.

Zhang K.V (Chung Hua Kou Chiang Hsueh Tsa Chih 1994 Nov;29(6):339-41, 384) O’Grady J.F. (Carcinogenesis 1992 May;13(5):783-6) per neoplasie del cavo orale. Hicks J.N (Laryngoscope 1982 Jun;92(6 Pt 1):644-7) per la neoplasia della laringe. Field E.A. (J Med Vet Mycol 1989;27(5):277-94), Wang F.R. (Chung-hua Ping Li Hsueh Tsa Chih 1988Sep;17(3):170-2) e (Chung Hua Chung Liu Tsa Chih 1981 May;3(2) per il cancro del polmone. Joseph P. (Chest 1980 Aug;78(2):340-3) per il mixoma atriale. Rumi A. (Chir Ital 1986 Jun;38(3):299-304), Fobbe F. (ROFO Fortschr Geb Rontgenstr Nuklearmed 1986 Jan;144(1):106-7) Bathia V. (Indian J Gastroenterol 1989 Jul;8(3):171-2) marnejon T. (Am J Gastroenterol 1997 Feb;92(2):354-6) per il cancro dell’esofago. Taguchi T. (J Pediatr Gastroenterol Nutr 1991 Apr;12(3):394-9) per il carcinoma dell’intestino Raina V. (Postgrad Med J 1989 Feb;65(760):83-5) per il morbo di Hodgkin Piazzi M. (Minerva Stomatol 1991 Oct;40(10):675-9) per il M. di Kaposi Mannell A. (S Afr J Surg 1990 Mar;28(1):26-7) per il tumore del pancreas.

Le considerazioni e i lavori presentati attestano quindi che la candida possiede una grande capacità carcinogenetica e come oggi non sia più proponibile un suo ruolo patogeno semplicemente consequenziale ad uno stato di defedamento post tumorale. Molti autori tra quelli descritti e anche altri come ad esempio Yemma J.J (Cytobios 1994;77(310):147-58), ammettono oggi quindi un ruolo eziologico diretto del micete nella genesi del cancro; l’errore che viene fatto però è quello di ritenerlo responsabile della produzione di sostanze che alterano la funzionalità nucleare, di inquadrarlo cioè in un ulteriore passo di degenerazione genica, la qual cosa alla fine impedisce di attribuire loro la matrice infettiva tout court, che aprirebbe finalmente la via alla definitiva scoperta del cancro.

A dire il vero poi, non è che non sia stato mai ipotizzato un processo infettivo alla base delle lesioni neoplastiche; già nel 1911 Rous P. aveva ottenuto lo sviluppo di tumori maligni mediante trasmissione con filtrati cellulari delle masse neoplastiche (JAMA 1983 Sep 16;250(11):1445-9).


Nel 1939 poi Reich W. aveva dimostrato che il cancro è trasmissibile e quindi d’origine infettiva (“La biopatia del cancro” Varese 1994).Ginsburg I. (Science 1987 Dec 11;238(4833):1573-5) dimostra come cellule tumorali di topo infettate da candida albicans e iniettate in ceppi singenici, esibiscano un’aggressività e una capacità di crescita notevolmente aumentate rispetto a cellule tumorali non infettate.

Perri G.C (Toxicol Eur Res 1981 Nov;3(6):305-10) riporta l’alta incidenza di neoplasie in topi alimentati con quote aggiuntive di proteine ricavate dalla candida.

Non è affatto logico dunque, in base alle risultanze oggi esistenti, continuare a voler vedere la candida come un microrganismo ai limiti tra la patogenicità e l’innocuità, ma come l’unico, terribile generatore causale delle neoplasie.

3) Il tumore è concettualmente uno.

Ne esistono però tanti tipi, perché? Secondo le posizioni ufficiali, essendo l’alterazione genetica alla base dello sviluppo neoplastico, è possibile che essa possa manifestarsi in qualsiasi territorio, con tutte le differenziazioni tipologiche possibili.

Secondo il mio punto di vista invece, è sempre la candida ad invadere i vari comparti anatomici, evocando reazioni differenti in funzione degli organi parassitati, che dipendono dalla quantità e qualità dei tessuti interessati.

Un organo così, il cui connettivo profondo sia stato invaso, si difende tramite iperproduzioni cellulari che tentano di incistare le colonie fungine tendenti alla completa colonizzazione dell’organismo.

Il rapporto esistente in un organo tra tessuti differenziati e il connettivo determina la capacità di reazione, e quindi il grado di malignità di una neoplasia.

Meno cellule nobili ci sono, più maligno e invasivo è il tumore.

Ad un estremo così ci sono i tessuti nobili inattaccabili, all’altro il semplice connettivo; il tessuto ghiandolare, che rappresenta la media via tra questi due elementi proprio perché dotato di strutturazione complessa, possedendo una certa capacità di incistamento nei confronti dei funghi, può opporsi alla loro invasione producendo il fenomeno del tumore benigno.

In pratica, dunque, è sempre la stessa candida che attacca i diversi tessuti adattandosi di volta in volta al tipo di ambiente che trova. Le specificazioni allora che vengono usualmente date riguardo alle varie candide (candida albicans, krusei, glabrata, tropicalis ecc.), sottovalutano il fatto che derivano tutte da un unico capostipite il quale, quando muta geneticamente per attaccare l’ospite, diventa ora questo ora quel ceppo.

Hopfer R.L. ad esempio ha trovato in colture post-mortem di un malato leucemico, ben 4 specie diverse di candida.

Aksoycan N. inoltre (Mikrobiyol Bul 1976 Oct;10(4):519-21) ha dimostrato che 7 diversi ceppi di candida in realtà hanno la stessa struttura antigenica.

Odds F.C. (Zentralbl Bakteriol Mikrobiol Hyg [A] 1984 Jul;257(2):207-12) riferisce come lo stesso ceppo di Candida può colonizzare differenti comparti anatomici in tempi diversi.

Hellstein J. (J Clin Microbiol 1993 Dec;31(12):3190-9) individua la comune origine clonale sia dei ceppi commensali che di quelli patogeni della candida albicans.


4) La Candida presenta la stessa struttura genetica del cancro.

Paradossalmente questo fatto così importante, che dimostra che la candida è il cancro, non viene nemmeno preso in considerazione dalla medicina ufficiale.

Vari autori difatti, pur attestandone l’identità genetica, rimangono tuttavia solo su un piano sterilmente descrittivo.


Vediamo i lavori:


Werner G.A.( Eur Arch Otorhinolaryngol 1995;252(7):417-21) riferisce di aver trovato le stesse sequenze omologhe in campioni di DNA estratti dalla Candida glabrata, dalla Candida parapsilopsis e da cellule provenienti da materiale bioptico prelevato dal carcinoma squamo-cellulare delle vie aeree superiori.

Yasumoto K. (Hum Antibodies Hybridomas 1993 Oct;4(4):186-9) e Kawamoto S. (In Vitro Cell Dev Biol Anim 1995 Oct;31(9):724-9) dimostrano come lo specifico anticorpo monoclonale diretto verso il citocromo C della candida krusei reagisce anche nei confronti di una frazione citoplasmatica di cellule del tumore del polmone.

Hashizume S. (Hum Antibodies Hybridomas 1991 Jul;2(3):142-7) e Hirose H. (Hum Antibodies Hybridomas 1991 Oct;2(4):200-6) utilizzano il citocromo C di varie candide per la diagnosi di cancro del polmone.

Schwartze G. (Arch Geschwulstforsch 1980;50(5):463-7) suggerisce di utilizzare anticorpi specifici contro la candida nella diagnosi di melanoma maligno.

Vecchiarelli D. ( Am Rev Respir Dis 1993 Feb;147(2):414-9) evidenzia come colture supernatanti di macrofagi alveolari provenienti da pazienti con tumore del polmone, siano in grado di inibire l’attività fungicida delle cellule polimorfonucleate.

Zanetta J.P. (Glycobiology 1998 Mar;8(3):221-5) individua lo stesso comportamento, cioè una accentuata capacità di legame nei confronti dell’IL-2, sia nella candida albicans che nei tumori.

Ausiello C. (Ann Ist Super Sanita 1987;23(4):835-40), Giovannetti A. (Acta Haematol 1997;98(2):65-71) e Marconi P. (Int J Cancer 1982 Apr 15;29(4):483-8) riportano come un antigene (un mannoside) proveniente dalla parete della candida albicans, induca una citotossicità antitumorale nei linfociti del sangue periferico.

Robinette E.H. Jr. (J Natl Cancer Inst 1975 Sep;55(3):731-3) descrive una notevole resistenza all’inoculazione di dosi letali di candida, in topi a cui sia stato preliminarmente impiantato un carcinoma polmonare di Lewis o di altri comparti anatomici.

Cassone A. (Microbiologica 1983 Jul;6(3):207-20) Weinberg J.B. (J Natl Cancer Inst 1979 Nov;63(5):1273-8) evidenziano una risposta antitumorale significativa in topi cui fosse stato inoculato materiale della parete cellulare di candida albicans.

Favalli C. (Boll Soc Ital Biol Sper 1981 Sep 30;57(18):1911-5), Kumano N. (Tohoku J Exp Med 1981 Aug;134(4):401-9) e Cassone A. (Sabouraudia 1982 Jun;20(2):115-25) segnalano il potre immunoadiuvante antitumorale della parete cellulare della candida albicans.

Ubukata T. (Yakugaku Zasshi 1998 Dec;118(12):616-20) riporta l’alto potere inibitorio sulla crescita della candida, da parte del siero e del liquido ascitico di un topo portatore di neoplasia.

Esiste dunque, al di là di interpretazioni più o meno riduttive, un alto grado di parentela tra la candida e i tessuti tumorali.

Considerando poi la infinita variabilità fenotipica del micete, unitamente alla estrema difficoltà di rinvenimento e di tipizzazione dei vari ceppi esistenti, appare legittimo inferire l’identità genetica tra cancro e candida nelle sue varie differenziazioni.


5. Il fenomeno delle metastasi.

Secondo le posizioni ufficiali, la metastasi rappresenta lo sviluppo di qualche cellula maligna che è sfuggita dalla sede primaria del cancro e che è migrata in un altro comparto anatomico.

Secondo il mio punto di vista essa si sviluppa è vero, da cellule sfuggite dal cancro primitivo; solamente che l’unità di base non è una cellula impazzita, ma una cellula fungina che è riuscita a colonizzare un altro organo. L’eventualità e la sede delle metastasi poi, sono in funzione dello stato più o meno eutrofico degli organi e dei tessuti, che possono opporre così una resistenza più o meno efficace a contrastare il radicamento di nuove colonie. Esistono così varie possibilità di diffusione da un tumore primario, a parte quella locale:

a. Assenza di metastasi, se gli altri organi, essendo sani, sono dotati di assoluta capacità reattiva.

b. Formazione di una metastasi, laddove un organo presenti strutture cellulari o tessutali indebolite.

c. Formazione di metastasi multiple in più sedi, quando ormai tutto l’organismo si sta spegnendo per cui tutti gli organi diventano aggredibili.


La possibilità di metastatizzazione poi, dipende è vero dallo stato eutrofico dei vari tessuti ed organi, ma anche dalla capacità della candida di adattarsi metabolicamente a situazioni microambientali diverse, la qual cosa alla fine, favorendo la diffusione del micete, accentua l’indebolimento dei tessuti dove si è radicato di nuovo, in un processo di continua e costante demolizione delle capacità reattive dell’ospite fino alla resa.

E’ chiaro allora in quest’ottica, come tutte le operazioni e i trattamenti che possiedano un certo grado di lesività nei confronti dei tessuti, possano risultare estremamente pericolosi, perché proprio in questo modo viene favorita la diffusione delle metastasi.

Chirurgia, chemioterapia e radioterapia sono pertanto le prime cause di metastatizzazione, in quanto determinano sempre quelle condizioni di sofferenza tissutale tali, da predisporre i vari organi all’invasione tumorale.

La tesi della cellula impazzita che si riproduce nei vari punti dell’organismo appare molto meno logica della impostazione infettiva, anche in considerazione del fatto che i presupposti su cui si fonda sono totalmente aleatori.


6. Conclusioni

In base alle argomentazione svolte, è legittimo affermare che la candida è la causa eziologica del cancro.

Risulta difatti che essa: è sempre presente nei malati neoplastici, può produrre metastasi, ha un patrimonio genetico sovrapponibile a quello dei tumori, può essere utilizzata per svelare precocemente il cancro, può invadere ogni tipo di tessuto o organo, possiede un’aggressività e una adattabilità illimitate, è stata dimostrata la sua capacità di promuovere la degenerazione neoplastica. (…)

Lastra numero 1 (Dell’arteria epatica sinistra)

E’ composta di 6 fotogrammi che evidenziano il graduale riempimento del territorio vascolarizzato, con visualizzazione massima data dal mezzo di contrasto nei fotogrammi 4 e 5.



Notazioni lastra 1
1.L’arteria sinistra irrora solo una parte della massa epatica, quella inferiore destra (vedi A).

2.Tale parte della massa risulta morfologicamente diversa dalla parte più grande supero-laterale, quella sinistra, che era stata trattata a gennaio 2001 con chemio-embolizzazione (vedi B).

3.Dai fotogrammi 3, 4 e 5 è possibile notare come le derivazioni arteriose assumono, specialmente a sinistra (vedi C – D), un decorso a semicerchio, essendo dislocate dalla massa stessa.

4.E’ presente un’area necrotica nella massa (vedi E).



Lastra numero 2 (Dell’arteria epatica destra derivante dalla mesenterica)

E’ composta da 6 fotogrammi, in cui la massima irrorazione viene evidenziata in quelli n° 3, 4, e 5 (vedi F).



Notazioni lastra 2

1.La massa irrorata dall’arteria epatica destra ha una forma globalmente sferica (vedi G).

2.Rispetto al ramo inferiore sinistro , cioè quello che va al parenchima sano, laddove questo devia in basso, la massa risulta eccedente fino ad andare “fuori campo” (vedi fotogramma)
3.La massa presenta plurimi rilevamenti nodulari tipo “nido di rondine”, che sono l’effetto del pregresso trattamento di chemio-embolizzazione del 29 gennaio 2001, effettuato per ostruire i vasi afferenti alla massa, con l’intento di arrestarne la sanguificazione.



Lastra numero 3 Fatta dopo 3 somministrazioni, è quella delle verifiche; visualizza il territorio dell’arteria epatica destra (fotogrammi 1, 2 e 3 ) e dell’arteria epatica sinistra (fotogrammi 4, 5 e 6)



Notazioni lastra 3 per l’arteria epatica destra

1.L’aspetto marcatamente a “nido di rondine”, segno di estrema compressione interna dovuta alle dimensioni della massa, si attenua notevolmente fino quasi a scomparire; la massa è completamente levigata.

2.L’aspetto di massa sferica scompare, assumendo forma di un fungo (vedi H) nei fotogrammi 2 e 3; questo significa che il bicarbonato dove ha potuto agire nonostante la precedente chemio-embolizzazione, cioè nella parte inferiore, la ha ridotta drasticamente facendola rientrare “entro il campo”, cioè a metà percorso dell’arteria afferente al parenchima sano (vedi confronto).

Nella parte superiore della sfera, quella più lontana dai vasi e quindi dove non c’è stato l’effetto del bicarbonato, la massa si mostra meno ridotta rispetto alla parte inferiore, sebbene anche qui sia molto più levigata (vedi I).

3.Nel fotogramma n° 2 si può osservare come il trapezio formato dalle arterie superiori di sinistra, è notevolmente più piccolo rispetto al fotogramma 5 del 7 marzo, segno che c’è meno massa che comprime da dentro; tanto che la superficie soprastante è molto più libera da masse (vedi confronto del 7 marzo e 3 del 10 marzo)


Notazioni per l’arteria epatica sinistra


1.Rispetto ai fotogrammi 3, 4 e 5 del 7 marzo, le arterie di sinistra che erano dislocate ora si sviluppano linearmente, non più stirate e arcuate (vedi confronto del 10 marzo), e appaiono fortemente tortuose: la massa è completamente collassata.

2.Dopo il trattamento, è possibile visualizzare distintamente un vallo rispetto alla massa irrorata dall’arteria epatica destra (vedi L).

3.La zona di necrosi preesistente viene riassorbita e scompare.


Considerazioni


1.Dopo 3 trattamenti si è assistito ad una drastica riduzione della neoplasia epatica, che appare come “sgonfia”.

2.L’aspetto ruvido, potentemente compresso, è scomparso.

3.Le arterie sono diventate tutte più tortuose, segno di una notevole diminuzione della massa da irrorare


Il primo riscontro ecografico della massa, fatto dopo 1 mese, attesta una notevole dimunuzione dela neoplasia: da un diametro di 12x 10 centimetri è passata a 3,5 x 1,5 cm.

Cominciamo bene il mese di luglio facendo il nostro secondo incontro stagionale di pattinata notturna in cui tutti i pattinatori della città (e non solo) sono invitati ad unirsi agli allievi della Strijbos Skating School per passare un paio di ore di divertimento e spensieratezza tra le vie della città con le ruote ai piedi!

Quando: martedì 1 luglio

Dove: Parco Carlo Carrà (dietro all’Istituto Volta, lato via L. Scassi) … per gli amici Skate-Park degli orti.

A che ora: ore 21:00 (durata circa un paio di ore)

Si consiglia di portare una bottiglia d’acqua ed è caldamente consigliato indossare protezioni e indumenti/accessori ad alta visibilità (catarifrangenti o luminosi); è necessario essere abbastanza autosufficienti nel pattinare (indicativamente è sufficiente saper salire/scendere un marciapiede senza grossi problemi).

Non è escluso un salto in gelateria prima del rientro.